ANTONIO GRAMSCI l'albero del riccio
L'albero del riccio raccoglie le lettere che Antonio Gramsci scrisse ai figli - che non rivedrà più - dal carcere a cui era stato condannato. In questo libro racconta storie di briganti e di animali, della sua infanzia e della sua Isola, la Sardegna. Il suo voler essere padre nonostante la lontananza è racchiuso in queste "favole vere" che ho ritrovato oggi in libreria. Era tempo che cercavo questo testo che, come tutti i libri più importanti, negli anni regalo per poi comperarli più e più volte.
L'ultima lettera che compone questi scritti è per la sua mamma.
Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera che mi hai scritto con la mano di Teresina.
Mi pare che devi spesso scrivermi così: io ho sentito nella lettera tutto il tuo spirito e il tuo modo di ragionare; era proprio una tua lettera e non una lettera di Teresina.
Sai cosa mi è tornato alla memoria? Proprio mi è riapparso chiaramente il ricordo di quando ero in prima o in seconda elementare e tu mi correggevi i compiti: ricordo perfettamente che non riuscivo mai a ricordare che "uccello" si scrive con due "c", e questo errore tu me lo hai corretto almeno dieci volte.
Dunque se ci hai aiutato a imparare a scrivere ( e prima ci avevi insegnato molte poesie a memoria; io ricordo ancora "Rataplan" e l'altra "Lungo i clivi della Loira, - che qual nastro argentato - corre via per cento miglia - un bel suolo avventurato" ), è giusto che uno di noi ti serva per scrivere quando non sei abbastanza forte. Solamente che il ricordo di "Rataplan" e della "Canzone della Loira" ti faranno sorridere. Eppure ricordo anche quanto ammirassi ( dovevo avere quattro o cinque anni ) la tua abilità nell'imitare sul tavolo il rullo del tamburo quando declamavi "Rataplan".
Del resto tu non puoi immaginare quante cose io ricordo in cui tu appari sempre come una forza benefica e piena di tenerezza per noi.
Se ci pensi bene tutte le quistioni dell'anima e dell'immortalità dell'anima e del paradiso e dell'inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene o di male, passa di padre in figlio, da una generazione all'altra in un movimento perpetuo. Poiché tutti i ricordi che abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ciò significa che tu sei già d'allora nell'unico paradiso che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli.
Ti abbraccio teneramente con tutti di casa.
Antonio
L'albero del riccio, di Antonio Gramsci, Edizioni MEMORI, Dicembre 2011

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